Si comunicano i premiati al IV Premio Nazionale dei Libri Editi
1° classificato: Grandi Alessandra con l'Opera "Billy Joe e le vite degli altri", Edizioni Il Filo
2° classificato: Surliuga Victoria con l'Opera "Forbici", Edizioni LietoColle
Segnalati:
- Bianchini Fabrizio con l'Opera "La banda del grano", Cicorivolta Edizioni
- Cardone Francesco con l'Opera "Codice picatrix", Laruffa Editore
- Cirino Giuseppe con l'Opera "Il suonatore di foglie", Edizioni Creativa
- Martini Claudio con l'Opera "Diecimila e cento giorni", Besa Editrice
- Piccoli Renzo con l'Opera "Magnitudine Apparente", Sovera Editore
- Tavcar Giovanni con l'Opera "Dove il cielo audace s'inarca", Edizioni ETS
- Veracchi Carmela con l'Opera "Solo un po' di vento", Edizioni Il Filo
Il presente comunicato verrà inviato tramite posta tradizionale a tutti i partecipanti, a riviste, quotidiani, associazioni culturali
La Segreteria del Premio
mercoledì 19 settembre 2007
lunedì 27 agosto 2007
"S.P.T. intervista ad una rondine..." di Lidia Gandellini - Edizioni Creativa

Sulla spiaggia di un lago vedrai lo scrittore dagli occhi aspri, dal cuore gonfio. Con lo sguardo oltre le montagne sentirai la rondine raccontare di un vascello che naviga tra i mondi. Ti perderai nei suoi voli e nelle sue fiabe. Sull’oceano, con nove marinai e passeggeri di cristallo navigherai verso l’unico segreto che ognuno porta con se. Tornerai su quella spiaggia diverso perché il mio viaggio durato un anno sarà diventato tuo. Perchè forse tra le pieghe della mia storia avrai riconosciuto un pezzo della tua.
lunedì 20 agosto 2007
"I corvi" di Avirama Golan - Editrice La Giuntina

“Perché mai il corvo cammina saltellando? Una volta un corvo vide una colomba che camminava più aggraziata di tutti gli altri uccelli. Il passo della colomba lo incantò e decise in cuor suo: anch’io voglio muovermi come lei. Ma in tal modo gli dolevano le ossa. Gli uccelli lo prendevano in giro perciò il corvo, vergognoso, decise: tornerò all’andatura di prima. Ci provò, ma invano: aveva ormai dimenticato i suoi movimenti originari. Da allora saltella, perché non è capace di camminare in nessuno dei due modi”. Anche i personaggi di questo splendido romanzo ambientato in Israele, come i corvi dell’antico apologo ebraico, vivono le loro vite alla ricerca di un’armonia originaria perduta: con se stessi, con gli altri, con la natura. Un’armonia che sembra sopravvivere intatta solo nell’infanzia.
giovedì 16 agosto 2007
"Quelli che c'erano" di Delia Morea - Avagliano Editore

Ischia, 1969. In una estate assolata, mentre gli americani sbarcano sulla luna per i famosi “quattro passi” e gli idoli canori italiani come Lucio Battisti e Mina vivono le migliori affermazioni, si consuma la prima parte del romanzo Quelli che c’erano. Vania, la protagonista della storia, è una giovane diciassettenne che vive il rituale di vacanze spensierate, “dorate”, pregne di accadimenti futili che all’improvviso le cambiano la vita. La scoperta del primo amore, la delusione che ne consegue, e l’incontro fondamentale con un ragazzo che viene da lontano chiamato Gabriel, fanno emergere tutto il malessere di una giovinezza che interiormente sente la necessità di essere diversa, mentre la Storia sta cambiando e i favolosi anni Sessanta cedono il passo agli Anni di piombo. Quell’ estate resterà impressa nella mente di Vania per sempre. Ischia, 1989. Sono trascorsi vent’anni, e Vania ritorna all’isola con un passato di dolori e amarezze alle spalle. In questa seconda parte la protagonista desidera cancellare definitivamente il passato, le memorie, sciogliere i lacci che la legano a Ischia. Però voci e volti ritornano, in ricordi talvolta sommessi e dolorosi. Alcune persone sono scomparse, come Gabriel, l’amico che rappresenta la coscienza, l’idealità; altre ritornano e l’accompagnano in un viaggio ideale all’interno di sé.
martedì 7 agosto 2007
La Casta

LA CASTA - Rizzoli
Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del Corriere della sera, da molti anni scrive di cronaca, politica e costume. Tra i suoi libri L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi ( riguarda l’argomento degli emigranti italiani), Schei (è stato a lungo inviato nel nord est) e Avanti popolo.Sergio Rizzo, responsabile della redazione economica romana del Corriere della sera, ha lavorato a Milano Finanza e al Giornale. Insieme hanno scritto La casta, un libro, un documento, un reportage, una analisi attenta e precisa sulla situazione della classe dirigente italiana.Ha venduto oltre 140.000 copie in due mesi e gli argomenti trattati sono i più dolenti, i più vergognosi che si possano pensare: tangenti, nepotismo, privilegi immotivati e sprechi di ogni genere. E’ la precisa immagine della classe politica di oggi giorno. Direi che va ben oltre l’umana immaginazione; a tratti surreale. Impossibile non essere nauseati dai dati che emergono da questo libro; impossibile non deprimersi e sentirsi impotenti.A ben guardare sono però i nostri rappresentanti, li abbiamo eletti noi, di destra, sinistra o centro che siano. Ho letto più di qualche volta che sarebbe meglio non andare a votare. Escludo che il non voto possa essere un atteggiamento maturo e consapevole di chi ha veramente desiderio di una Italia migliore. Non dimentichiamo che l’Italia è un paese in cui si legge molto poco e l’ignoranza dilaga; è un paese in cui i giovani guardano ai più furbi come modelli da seguire perché possono permettersi auto, case e perfino donne di lusso; è un paese in cui se raggiungi il massimo risultato con il minimo sforzo sei un simbolo positivo, un grande. Questo diventare “qualcuno” utilizzando scorciatoie e compromessi è qualcosa di insito nella cultura italiana, qualcosa di radicato veramente in profondità. Forse se ognuno di noi si preoccupasse della propria crescita culturale (e non intendo cultura solo nel senso di istruzione scolastica) e professionale pensando di poter meritare posizioni di prestigio conquistandole con lavoro e preparazione e senza ricorrere a cosiddetti sponsor, forse l’Italia avrebbe dei rappresentanti migliori. Forse i rappresentanti sono il riflesso, sono l’immagine dei rappresentati. Forse se, per assurdo, i ruoli si capovolgessero il risultato sarebbe identico. Basti pensare a quanti di noi, dopo essersi indignati hanno pensato che avrebbero dovuto scegliere la carriera politica…E allora perché interrogarsi sul fatto che i dipendenti debbano andare in pensione sempre più tardi, sul perché il mondo del lavoro debba essere sempre più flessibile, sul perché il desiderio di una casa per la propria famiglia sia spesso un sogno irrealizzabile, sul perché molti non riescano ad arrivare a fine mese. Potrei andare avanti a lungo tanto vasto è l’elenco.
La risposta la conosciamo già…
La risposta la conosciamo già…
venerdì 27 luglio 2007
"L'AUTUNNO DI OGNI COSA" di Antonio Guerrieri - Recensione

Senza dubbio Antonio Guerrieri, giovane scrittore modicano al suo primo romanzo, scrive molto bene. Nel suo L’autunno di ogni cosa, uscito per Liuzzo editore, si colgono grandi capacità narrative, che suscitano interesse con descrizioni che rasentano il barocco ma che non infastidiscono. Una scrittura densa, mai banale, che riesce a conciliare ricercatezza e facilità di lettura. L’autunno di ogni cosa è un tratto di vita di Alberto Aprile, praticante avvocato, del suo mondo, dei suoi incontri, che sviluppano pensieri e tematiche più o meno esistenziali. È come se le ‘avventure’ del protagonista, Alberto, fossero un pretesto di Guerrieri per manifestare il suo pensiero, le sue riflessioni su Dio, sull’amore, sulla sofferenza, sul sesso. Molto interessante la descrizione dei personaggi: si coglie in fretta chi sono, cosa pensano, le loro amarezze, sconfitte, i loro desideri. Attraverso di loro, Guerrieri riesce a creare atmosfere – intrise di ricordi e di aspettative – che aggiungono valore al romanzo. Vicenda che scorre in una Modica dove Alberto continua a vivere inquieto, forse introverso, con un malcelato desiderio di incamminarsi verso altre mete, che fa a pugni con il legame con la propria terra.
Matteo Pugliares
Per acquistare il libro: http://www.liuzzo.it/
venerdì 29 giugno 2007
"Purché nasca qualcosa" di Giovanni Tavcar

Forse mai come questa volta un titolo di una silloge è stato azzeccato, infatti Giovanni Tavčar ha raccolto alcune sue composizioni titolandole “Purché nasca qualcosa”. La sua è una pia aspirazione, ossia, che alla stregua degli insegnamenti religiosi l’umanità possa rinsavire limitando ogni forma di egoismo, di contrasto, di litigiosità; questi versi sono un’espressione sincera di fede cristiana, perché ricalca, con le sue concezioni, gli insegnamenti evangelici. La sua è stata definita “poesia religiosa”, poesia che s’addentra nei principi cristiani, e ne fa un mezzo di sprone allo scopo di risvegliare quei sani principi che venivano inculcati fin dall’infanzia. Tavčar non si nasconde le difficoltà che la vita moderna diffonde, perciò egli indaga, scruta, illustra, stigmatizza una realtà che ci coinvolge tutti. Il testo si apre con uno sconcertante interrogativo: “Dov’è / il Tuo regno Signore? / Perché / continua a non venire?”. Prosegue chiedendosi il perché di tutte “Queste spietate guerra” di stragi di innocenti, di odi e di violenze, perché tutto ciò? È una incognita che lascia a ciascuno di trovare una risposta. La silloge percorre un cammino religioso, lumeggiando le principali festività come il Natale che è divenuto il business di profitti commerciali, la Pasqua che dovrebbe stimolare alla resurrezione degli esseri dal grigiore esistenziale. L’Annunciazione “L’evento / della eterna Parola di Dio / che interpella / e sollecita ogni uomo”. Si fa cenno alla croce di Cristo “Piantata nel centro della nostra vita”, che dovrebbe richiamarci alla umiltà, al perdono, alla solidarietà. L’amore è considerato capace di trionfare sul peccato, quel supremo amore che ci dimostra “Gesù / salendo sulla croce”. L’uomo, nel suo peregrinare terreno, soggiace a passioni e sentimenti, sperimenta le ferite del peccato originale, ma incontra anche “uomini e donne illuminati / tenaci costruttori di pace”, sostenuti da Colui “che è la fonte / stessa dell’amore”. Anche la sofferenza ed il dolore sono utili per “Vincere / la nostra battaglia / interiore”. Tavčar usa il tema religioso con saggezza e ne trae valide conclusioni etiche, talché il volumetto potrebbe considerarsi un vademecum della dottrina cristiana. Può sembrare azzardato che in epoca di grande tiepidismo religioso ci sia chi invece impugna, con determinazione, la propria fede in difesa di un cristianesimo che affonda le sue radici nella storia. Il valore di tale iniziativa va ricercato nel fatto che è rappresentato da un personaggio che vive questi sentimenti e li espone con sincerità.
Tavčar è testimone vivente di un apostolato che oggi vive relegato solo fra i missionari che operano in terre lontane, mentre ve ne sarebbe tanto bisogno anche da noi. Il seme che Tavčar ha gettato è auspicabile che attecchisca, perché possa dare frutti proficui, insomma: “Perché nasca qualcosa”.
Pacifico Topa
Tavčar è testimone vivente di un apostolato che oggi vive relegato solo fra i missionari che operano in terre lontane, mentre ve ne sarebbe tanto bisogno anche da noi. Il seme che Tavčar ha gettato è auspicabile che attecchisca, perché possa dare frutti proficui, insomma: “Perché nasca qualcosa”.
Pacifico Topa
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